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25 aprile 2026 – Festa della Liberazione

Per celebrare l'81o anniversario della Liberazione, il Liceo Siotto Pintor ripropone parte dell'odierno discorso del Presidente della Repubblica.

Utente CAPC050004-psc

da Capc050004-psc

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Era un popolo unito quello che si opponeva all’invasore…
A combattere insieme a quelli italiani c’erano partigiani di molte nazioni, perché libertà e giustizia sono cause che non conoscono confini. E con esse, e con tutte le altre popolazioni, non possiamo essere indifferenti a queste ragioni e a queste esigenze, a questi obiettivi.
Così come, a unire popolazioni e Resistenti, in ogni Paese, era la comune aspirazione alla pace.
Le dittature che avevano scatenato il Secondo conflitto mondiale avevano preteso di fare della retorica della guerra un valore.
Contro il loro disegno, dai morti tra la popolazione civile, dai militari caduti, dalle vittime dei campi di concentramento, si levava – e si leva – una sola invocazione: pace.
La pace per ogni persona.
La pace come diritto di ogni popolo. La pace per ogni Paese.
Questo il senso della Resistenza.
Opporsi alla violenza dell’uomo sull’uomo.
Fu per rispondere a questo accorato appello che la comunità internazionale progettò, con l’Onu, di ambire a liberare il mondo dall’incubo della guerra e, con il disegno dell’unità europea, di liberarne il nostro continente.
In questi ultimi anni stiamo assistendo, dolorosamente, ad antistoriche velleità di affievolire se non addirittura rimuovere quei percorsi.
Dimenticando o ignorando che reagire alla guerra fra i popoli significa dar fiducia a istituzioni comuni di pace, renderle più autorevoli ed efficienti: un impegno oggi, in questo periodo, tanto più indispensabile.
Così come per quella opera di costruzione della pace attraverso la cooperazione che gli italiani e i popoli europei hanno realizzato sulle ceneri del nazifascismo e sulle rovine del comunismo sovietico.
L’Italia, raccolta intorno alla sua Costituzione, guarda con fiducia alle sfide del futuro, insieme agli altri popoli europei.
Lo scrittore statunitense, William Faulkner – premio Nobel per la letteratura nel 1949 – ammoniva, nel suo “Requiem per una monaca” che “il passato non è mai morto, non è neanche passato”.
Quel che è accaduto non svanisce ma vive nelle conseguenze che ha prodotto.
Il passato ha plasmato il presente.
Ecco perché per la Repubblica vale l’impegno che esorta: ora e sempre Resistenza!
Viva la Liberazione, viva la Repubblica!

(dal discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, San Severino Marche, 25 aprile 2026)